16 Maggio 2026
Tempo di lettura: 11min
Primo passo per un campo progressista con i diritti civili al centro
Gaynet
Roma, 15 maggio 2026: il campo progressista a confronto con le associazioni LGBTQIA+
L’incontro “Verso il 17 maggio: dati, urgenze e prospettive politiche sui temi LGBTQIA+”, promosso dalle deputate Laura Boldrini, Gilda Sportiello ed Elisabetta Piccolotti su impulso di oltre trenta associazioni LGBTQIA+ e sostenuto dalla campagna “Meglio a Colori”, ha rappresentato uno dei momenti politici e pubblici più significativi degli ultimi anni sul tema dei diritti civili in Italia.
Gaynet ha messo a disposizione personale volontario, staff e competenze per la riuscita dell’iniziativa.

L’evento, realizzato alla vigilia della Giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia del 17 maggio, ha registrato una partecipazione straordinaria: sala completamente gremita, forte presenza istituzionale, ampia partecipazione del mondo associativo, accademico e dei media nazionali.
Tutte le forze del campo progressista invitate hanno preso parte ai lavori, in un confronto pubblico unitario che ha segnato, per la prima volta, una convergenza politica ampia e visibile attorno alle principali rivendicazioni delle associazioni LGBTQIA+, riassunte nel manifesto “La Strada Dei Diritti”.
Erano presenti, oltre alle promotrici dell’iniziativa, la segretaria del Partito Democratico Elly Schlein, l’europarlamentare Alessandro Zan, la responsabili Diritti Civilli M5S Alessandra Maiorino, la presidente dei deputati di Italia Viva Maria Elena Boschi, il segretario di +Europa Riccardo Magi, il deputato Devis Dori e Marilena Grassadonia per AVS.
L’incontro ha restituito con forza un messaggio politico condiviso: i diritti delle persone LGBTQIA+ non possono più essere considerati marginali o subordinati agli equilibri politici, ma devono diventare una priorità democratica e programmatica per qualunque alternativa credibile alle destre.

Un momento politico senza precedenti
Il valore politico dell’iniziativa è stato riconosciuto da tutte le realtà presenti. Le associazioni promotrici hanno presentato richieste precise, pubbliche e verificabili: matrimonio egualitario, piena parità genitoriale, riconoscimento dell’identità di genere, tutela delle persone trans e intersex, contrasto ai crimini d’odio, divieto delle pratiche di conversione, educazione sessuo-affettiva nelle scuole e campagne nazionali di sensibilizzazione.
Le istanze avanzate sono state raccolte e recepite dalle forze progressiste presenti, in particolare dalla segretaria del PD Elly Schlein, che ha riconosciuto la necessità di un’assunzione di responsabilità politica chiara e continuativa sui diritti LGBTQIA+.
L’evento ha così inaugurato uno spazio politico nuovo: un confronto strutturato e pubblico tra associazionismo LGBTQIA+ e rappresentanze politiche progressiste, orientato alla costruzione di un’agenda comune in vista delle sfide politiche dei prossimi anni.
Le dichiarazioni

PD
Elly Schlein (PD): “L’Italia è scesa al 36° posto su 49 nella classifica europea dei diritti LGBTQIA+: non possiamo più accettarlo. Quando mancano leggi che riconoscono i diritti, aumentano discriminazioni e violenze. Per questo l’alleanza progressista deve assumersi una responsabilità chiara: approvare una legge contro l’omolesbobitransfobia e contro l’odio, il matrimonio egualitario e il pieno riconoscimento delle figlie e dei figli delle coppie omogenitoriali. Non possono essere ancora i tribunali a supplire all’assenza della politica. Il Partito Democratico sa di avere anche molto da farsi perdonare su questi temi, ma oggi prendiamo un impegno preciso: alle prossime elezioni non firmeremo l’ennesimo appello delle associazioni LGBTQIA+, perché quelle richieste saranno già dentro il programma dell’alleanza progressista. I diritti civili e i diritti sociali sono inscindibili: chi li mette in gerarchia ha un problema con entrambi.”
Laura Boldrini (PD): “Dopo dieci anni dalle unioni civili non c’è stato alcun progresso verso l’uguaglianza. Anzi, con il governo Meloni abbiamo assistito a un pericoloso arretramento che mette a rischio la vita delle persone LGBTQIA+, dalle famiglie omogenitoriali ai minori trans, fino agli attacchi contro l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole. I dati sulle violenze e le discriminazioni non lasciano più margine all’ambiguità: il campo progressista non può ignorare le istanze della comunità LGBTQIA+. Per questo oggi abbiamo avviato un percorso comune tra partiti progressisti e associazioni, con un impegno chiaro: quando nel 2027 andremo al governo cancelleremo queste discriminazioni e affermeremo quei diritti che ancora oggi vengono negati.”
M5S
Alessandra Marino (M5S): “Come futura coalizione progressista non possiamo tollerare di vedere il nostro Paese sempre più in basso nelle classifiche che rilevano la tutela dei diritti delle persone, e delle persone LGBTQI in particolare. Su questioni come matrimonio egualitario, riconoscimento dei figli, adozioni per single non possono esserci esitazioni, anche perché la giurisprudenza costituzionale ha già superato le leggi. La violenza che attraversa la nostra società va contrastata con l’introduzione di una vera educazione sessuoaffettiva nelle scuole di ogni ordine e grado, perché la repressione ha dimostrato di essere un fallimento. Le politiche progressiste sono tali perché mettono le persone e i loro bisogni al centro: guardano tutte le parti che compongono la società e danno loro le tutele necessarie. Penso in particolare alla comunità transgender, discriminata e marginalizzata come nessuna. La futura coalizione progressista dovrà farsi carico di chi ha enormemente sofferto sotto questo governo di estrema destra e riportare l’umano al centro, con coraggio e senza ambiguità”.
Gilda Sportiello (M5s): “Negli ultimi anni abbiamo assistito a una forte offensiva dell’internazionale nera contro i diritti delle persone LGBTQIA+, ed è per questo che oggi le forze progressiste devono assumersi impegni chiari e concreti. Non possiamo più lasciare che siano soltanto le sentenze a far avanzare i diritti nel nostro Paese: serve finalmente una volontà politica netta, capace di tradurre le rivendicazioni delle persone LGBTQIA+ in leggi e diritti garantiti.”
AVS
Elisabetta Piccolotti (AVS): “Gli episodi di discriminazione e violenza contro le persone LGBTQIA+ continuano ad aumentare nel nostro Paese e a colpire sempre più giovani: è il segnale evidente di quanto sia urgente intervenire a partire dalla scuola. L’educazione sessuo-affettiva deve diventare materia curricolare in ogni ordine e grado, per contrastare le discriminazioni, educare alle differenze e costruire una cultura del consenso. È una sfida di civiltà che il campo progressista deve assumersi fin dal primo giorno della prossima legislatura, approvando leggi che garantiscano uguaglianza e pieni diritti per tutte e tutti.”
Marilena Grassadonia (AVS): “La comunità LGBTQIA+ in questi anni ha fatto un lavoro enorme per rendere migliore questo Paese.
Ora è il momento di battere nelle urne l’estrema destra che ci governa e trasformare le istanze del movimento lgbtqia+ in leggi, attuarle. Grazie a Gaynet e a chi ha organizzato un momento di confronto così importante tra le tantissime associazioni LGBTQIA+ del nostro paese e le forze politiche progressiste: l’alternativa si costruisce così. Come Sinistra Italiana AVS continueremo con responsabilità e determinazione”
Italia Viva
Maria Elena Boschi (Italia Viva): “Negli ultimi quattro anni abbiamo dovuto fare resistenza per evitare passi indietro sui diritti civili, e non è un caso se l’unica vera conquista di questi dieci anni resta la legge sulle unioni civili del governo Renzi. Adesso serve una nuova stagione: la prossima legislatura, con un centrosinistra forte, deve far ripartire il cammino dei diritti nel nostro Paese, a partire da una legge contro l’omotransfobia. Le violenze, le minacce e le discriminazioni contro la comunità LGBTQIA+ continuano ad aumentare e non possiamo più far finta di niente. Serve il coraggio di costruire una base condivisa tra politica e associazioni. Personalmente sono favorevole anche al matrimonio egualitario: i diritti non tolgono nulla a nessuno, ma dicono moltissimo sulla qualità della nostra democrazia.”
+Europa
Riccardo Magi (+ Europa): “In Italia la storia dei diritti civili è una storia di ritardi, di partiti che non si assumono responsabilità e di Parlamenti che decidono solo quando vengono costretti dai tribunali. Noi pensiamo invece che le condizioni politiche si creino prendendo impegni chiari. Per questo nei primi Consigli dei ministri del futuro governo progressista dovranno arrivare il matrimonio egualitario, le adozioni per le coppie omosessuali, l’accesso alla procreazione medicalmente assistita per donne single e coppie di donne e l’abolizione delle norme liberticide di questo governo. Sui diritti non si sta fermi: o si va avanti o si arretra. E oggi questo governo ha tentato di riportare indietro il Paese. Dall’incontro di oggi emerge però un fatto politico importante: l’obiettivo comune delle forze progressiste sui diritti LGBTQIA+ finalmente esiste ed è chiaro.”

I dati raccontano l’urgenza
Al centro dell’incontro sono stati presentati dati e ricerche che fotografano una situazione allarmante.
Secondo i dati dell’Osservatorio di Omofobia.org negli ultimi 14 anni in Italia sono emerse almeno 2.104 vittime di omolesbobitransfobia, con oltre la metà dei casi caratterizzati da aggressioni fisiche o omicidi. Le persone trans risultano esposte a un rischio fino a dieci volte maggiore rispetto a gay e lesbiche.
Per Omofobia.org, i casi di omolesbobitransfobia nell’ultimo anno sono 1 ogni 2 giorni (171). Arcigay ha invece documentato 127 episodi di violenza, discriminazione e attacchi contro persone, luoghi e simboli LGBTQIA+ nell’ultimo anno, evidenziando come l’odio anti-LGBTQIA+ nel nostro Paese abbia oggi carattere strutturale e sistemico. Il dato più allarmante riguarda l’uso delle dating app, con almeno 14 casi di adescamento che spesso sfociano in aggressioni, rapine ed estorsioni, fino all’episodio più grave: l’omicidio di una donna trans ad Alessandria.
Particolare attenzione è stata dedicata anche al tema delle pratiche di conversione, definite torture dalle Nazioni Unite, che secondo i dati europei colpiscono ancora una persona LGBTQIA+ su cinque in Italia.
L’insieme delle ricerche presentate ha restituito un quadro netto: a dieci anni dall’approvazione delle unioni civili, il Paese è fermo sul piano dei diritti mentre crescono esposizione alla violenza, discriminazioni e campagne d’odio. Vai al Press Kit per approfondire.
Gli approfondimenti
Nel corso degli interventi finali, il Prof. Angelo Schillaci ha evidenziato l’importanza della giurisprudenza e delle sentenze nel percorso di avanzamento dei diritti partendo dalla recente pronuncia della Corte di Giustizia dell’Unione Europea contro la legge ungherese voluta da Orban, che vietava la cosidetta propaganda LGBTQIA+. Si tratta di una sentenza storica, nel vero senso del termine, perché propone una lettura innovativa dei diritti fondamentali garantiti dai trattati come elementi fondanti e imprescindibili dell’Unione, condannando qualsiasi condotta degli Stati tenda a marginalizzare una parte della popolazione. Il Prof. Roberto Baiocco e il giurista Antonio Rotelli hanno invece approfondito il tema delle pratiche di conversione, sottolineandone la natura strutturale e non solo clinica, e il legame con contesti sociali, familiari e culturali che producono pressione alla conformità.
A questo proposito, Baiocco ha brevemente illustrato i dati della recente ricerca “Better in Colour, Better in Sports”, condotta su un campione europeo di 500 sportivi LGBTQIA+, dove quasi 2 persone su 4 hanno sperimentato un tentativo di conversione, il 4% li ha effettivamente subiti, l’11% è incerto, il 15% conosce persone che li hanno subiti. Il 75% di chi li ha subiti era minorenne.
In questo quadro si inserisce anche la posizione della Commissione Europea, illustrata da Antonio Rotelli, che ha recentemente annunciato l’intenzione di raccomandare agli Stati membri il divieto di tali pratiche, definendole incompatibili con i valori dell’Unione. La decisione arriva dopo l’Iniziativa dei Cittadini Europei promossa da A CT, che ha raccolto oltre 1 milione di firme in Europa (oltre 60.000 firme dall’Italia). Si tratta di una decisione che divide le organizzazioni e l’opinione pubblica, poiché le realtà che hanno promosso l’Iniziativa dei Cittadini Europei si aspettavano un provvedimento vincolante come una direttiva.
Un successo politico e mediatico del movimento e dell’Italia progresstista
L’iniziativa ha avuto un impatto mediatico straordinario e ha registrato una presenza eccezionale della stampa nazionale.
Sono state battute 95 take di agenzia, segnale di una copertura ampia e trasversale da parte del sistema dell’informazione nazionale. Numerose le televisioni presenti in sala, con servizi già andati in onda al TG1 e al TG3 e ulteriori uscite attese su Sky TG24, TG5 e testate Mediaset.
La grande attenzione mediatica conferma la centralità assunta dal tema dei diritti LGBTQIA+ nel dibattito pubblico e il valore politico dell’iniziativa costruita dalle associazioni insieme alle forze progressiste.
Le associazioni co-promotrici
L’evento è stato promosso dalle deputate Laura Boldrini (Pd), Gilda Sportiello (M5S) ed Elisabetta Piccolotti (AVS), su invito di numerose associazioni LGBTQIA+: Agedo, ARCO, Arcigay, Certi Diritti , Circolo Mario Mieli, Edge, Comitato EuroPride 2027 Famiglie Arcobaleno, Gay Center, Gaycs, Gaynet, Gender X , Libellula, Movimento Identità Trans, Italia Trans Agenda, NUDI, Rete Genitori Rainbow, Rete Lenford, Tgenus, Ygrò, unite dall’obiettivo comune di riportare i diritti LGBTQIA+ al centro dell’agenda democratica del Paese.
Conclusioni
“C’è un vento di rinnovamento che soffia nella parte più giovane e propositiva del Paese. Nel 2027 l’Italia ha l’opportunità di tornare a essere un esempio di diritti e cultura democratica nel mondo, in un contesto in cui ancora 65 Paesi criminalizzano l’omosessualità e le persone trans”. Lo ha dichiarato Rosario Coco, Presidente Gaynet, nel corso dell’evento. C’è molto lavoro da fare per rovesciare l’attuale scenario ma oggi abbiamo costruito un primo momento di interlocuzione con le forze politiche, un’azione di pressione che proseguirà nel prossimo anno e sarà rivolta a tutti i partiti che affermano di avere a cuore la democrazia”.





