30 Dicembre 2025

Tempo di lettura: 17min

2025, anno rosso per le persone LGBTQIA+

Rosario Coco

Aumenta il numero di Paesi che criminalizzano l’omosessualità nel mondo.

Il 2025 rischia di passare alla storia come uno degli anni più bui per i diritti delle persone LGBTQIA+ a livello globale. Avevamo lasciato il 2024 con preoccupanti avvisaglie, dall’elezione di Trump alla propaganda anti-trans di Elon Musk e dell’estremismo globale. I fatti hanno purtroppo confermato le aspettative.

Attivistə per i diritti civili LGBTQIA+ si radunano sul lato ovest del Campidoglio degli Stati Uniti dopo la National Equality March, organizzata da Equality Across America – Keri Delaney/Shutterstock

Il 2025 è il primo anno dal 2017 in cui è aumentato il numero di Paesi che criminalizzano l’omosessualità nel mondo: dai 62 del maggio 2024 agli attuali 65 (63 ufficialmente e 2 di fatto, secondo il database di ILGA World). L’attacco sistemico ai diritti civili delle persone LGBTQIA+ è ormai un attacco alla loro stessa esistenza, culturale prima ancora che legislativo, e si conferma come uno degli strumenti principali delle forze autoritarie globali che puntano alla regressione democratica.

Il ruolo degli Stati Uniti: il taglio dei fondi per i diritti umani 

Il primo segnale forte è arrivato dagli Stati Uniti. La nuova amministrazione Trump, a partire dal gennaio 2025, ha tagliato i fondi per la cooperazione internazionale, incluso il contributo USA al Global Equality Found,  con la conseguente chiusura o drastica riduzione di centinaia di programmi gestiti dalla società civile, inclusi quelli dedicati alla prevenzione dell’HIV, al supporto alle persone LGBTQIA+ e alla documentazione delle violenze. Diverse organizzazioni arcobaleno hanno visto il proprio budget per il 2025 ridursi improvvisamente di misure tra il 20% e il 40%, mentre milioni di persone nel mondo si sono ritrovate da un giorno all’altro prive dei farmaci necessari per vivere con HIV. I dati completi sugli effetti di queste azioni li vedremo solo nel 2026.

L’America latina

In direzione opposta si pone invece l’America Latina, dove si registrano alcuni avanzamenti legislativi significativi: a Cuba, il Parlamento ha approvato una legge che permette alle persone trans di cambiare il genere sui documenti ufficiali senza requisiti medici o chirurgici, segnando un passo importante verso l’autodeterminazione di genere. Nella Repubblica Dominicana, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionali le norme che criminalizzavano i rapporti consensuali tra persone dello stesso sesso all’interno delle forze di sicurezza, eliminando una forma di discriminazione statale.

Solo due generi

Tornando agli USA, tra gli atti più gravi dell’amministrazione Trump di impatto globale ricordiamo il riconoscimento dei “soli due generi”, la cancellazione delle politiche di Diversity, Equity & Inclusion, l’eliminazione di tutte le pagine e i siti web governativi sui temi LGBTQIA+, la richiesta di occultare tutte le pubblicazioni scientifiche considerate “gender” dai database federali e delle università finanziate dal Governo, l’esclusione delle donne trans dall’esercito e dallo sport, l’eliminazione delle lettere T e B dal monumento di Stonewall.

L’escalation della propaganda e la distorsione del dibattito pubblico

Il cambio di rotta degli USA, unito all’inasprirsi della propaganda ha indebolito profondamente la società civile in molte aree del mondo, inclusa l’Europa, lasciando sempre più spazio a governi e movimenti apertamente ostili ai diritti umani, che hanno vissuto una crescita di  autorevolezza presso l’opinione pubblica. Un esempio è Pro Vita, in Italia, che prosegue con le sue campagne martellanti a suon di cartellonistica stradale contro UE, diritti delle donne e libertà civili. Questi temi, nella loro propaganda, continuano efficacemente a ricadere sotto le etichette di “gender” e “woke”, che si confermano le principali parole d’ordine dell’internazionale nera anche nelle ricerche google.

L’esasperazione del dibattito

Più in generale il 2025 ha visto un salto di qualità nell’esasperazione del dibattito,  che ha assunto connotati da continuo linciaggio mediatico: si tratta di un filo rosso che collega l’accusa di Trump verso le politiche di inclusione circa il disastro aereo del 30 gennaio, alla dichiarazione di Musk del 29 dicembre contro la nuova responsabile dei vigili del fuoco di New York nominata da Mandami, che secondo la base Maga ha la “colpa” di essere Lesbica.

Il caso Charlie Kirk

Charlie Kirk a un evento di Turning Point USA (foto di Turning Point USA)

Nel mezzo, il pensiero corre alle dichiarazioni di numerosi commentatori di destra dopo l’omicidio di Charlie Kirk, che sarebbe stato vittima proprio della sinistra “radicale e woke”. Manifesti che individuavano Kirk come un martire per la libertà sono apparsi persino a Milano, andando ad aggiungersi a una precisa strategia globale di costruzione di un martire.  Nell’estrema polarizzazione del dibattito è diventato quasi impossibile fa valere la verità: se anche peggior criminale non merita un omicidio a sangue freddo, così un odiatore razzista alla Kirk andrebbe ricordato per quello che era, tutt’altro che un modello di libertà, come hanno commentato anche numerosi esponenti del nostro Governo. La distanza semantica tra vittima di omicidio e martire della libertà è stata letteralmente nichilizzata nel dibattito pubblico. 

Dall’Europa all’Asia: la normalizzazione delle politiche repressive

Mentre Trump macinava odio negli USA, in Ungheria, il governo di Viktor Orbán ha portato a compimento una delle offensive più aggressive mai viste in Europa: Il Pride vietato per legge attraverso un emendamento alla Costituzione,  la criminalizzazione degli organizzatori e dei partecipanti, la minaccia di usare il riconoscimento facciale contro chi manifestava. Eppure, nel giugno 2025, Budapest ha visto scendere in piazza circa 300.000 persone proveniente dal Paese stesso e da tutta Europa, nel più grande Pride dall’inizio dell’era Orbán, con il sostegno del sindaco di Budapest, oggi ancora sotto inchiesta. Intanto la Russia di Putin continua ad affilare le proprie politiche repressive che la equiparano di fatto a un Paese che criminalizza l’omosessualità. Il Regime ha iniziato ad arrestare diversi artisti di strada per il semplice fatto di cantare un brano ispirato al Lago dei Cigni e inviso al regime.  L’influenza delle politiche putiniane si è palesata anche in Slovacchia, dove il Governo guidato da Robert Fico è riuscito lo scorso settembre a modificare la Costituzione per affermare l’esistenza di soli due sessi, affermare l’unicità della famiglia formata tra uomo e donna, introdurre il consenso per l’educazione sessuale.

Il ponte di Budapest gremito per il Pride del 28 giugno 2025. Balint Szentgallay/NurPhoto via AP Photo

La Turchia

Durante l’estate, in Turchia, l’arresto del giovane attivista Enes Hocaoğulları, colpevole di aver denunciato a Strasburgo le violazioni dello Stato di diritto nel suo Paese, ha mostrato come la repressione politica e l’ostilità verso le persone LGBTQIA+si alimentino ormai l’una dell’altra.

Enes Hocaoğulları, FOTO: www.eesc.europa.eu

 Il Governo di Erdogan ha annunciato nuove restrizioni che colpiranno chiunque “si impegni in atteggiamenti o comportamenti contrari al sesso biologico e alla moralità generale, o che incoraggi, elogi o promuova apertamente tali atteggiamenti o comportamenti”, oltre a spostare da 18 a 25 anni l’età minima per la rettifica dei documenti con sterilizzazione obbligatoria.

Africa e Asia

Il Presidente del Burkina Faso Ibrahim Traore – FOTO Stanislav Krasilnikov/RIA Novosti via AP

In Africa, il caso più grave è quello del Burkina Faso, che nel 2025 ha introdotto per la prima volta la criminalizzazione dei rapporti omosessuali consensuali, segnando una drammatica inversione di tendenza. Nel novembre 2025, inoltre, il presidente del Ghana ha dichiarato che firmerà un progetto di legge feroce contro le persone LGBTIQ+ se approvato dal parlamento, suscitando forti preoccupazioni. Nel mese di dicembre, in Kazakistan, su influenza della Russia, è stata approvata una legge contro la cosiddetta “propaganda LGBT”, che di fatto renderebbero illegale parlare pubblicamente di orientamento sessuale e identità di genere. Notizie in controtendenza arrivano fortunatamente dalla Thailandia, dove è entrato in vigore del matrimonio egualitario (primo paese del Sud-Est asiatico),  notizia che si unisce al grande successo del Bangkok Pride 2025.

Il Regno Unito e l’attacco globale alle persone trans

Spostandoci nuovamente in Europa, uno dei passaggi più simbolici e negativi dell’anno arriva tuttavia dal Regno Unito, che nella Rainbow Map di ILGA-Europe è precipitato quest’anno dal colore verde al colore giallo, con un indice uguale a quell’Estonia (46%). Nel maggio 2025, la Corte Suprema ha stabilito che, ai fini dell’Equality Act, la definizione di “donna” si riferisce esclusivamente al sesso biologico. 

Protesta a Londra dopo la sentenza della Corte Suprema UK. FOTO Gay.it

Gli effetti della sentenza della Corte Suprema UK

La sentenza consente l’esclusione legale delle persone trans da spazi, servizi e attività basati sul sesso, inclusi sport e strutture riservate.
Indebolisce la protezione antidiscriminatoria, creando incertezza giuridica su diritti già riconosciuti, rafforza politiche e narrazioni anti-trans fondate sull’essenzialismo biologico, costituisce un precedente che potrebbe influenzare regressioni simili in altri contesti europei. La lezione, ancora una volta è chiara: anche nei Paesi considerati “progressisti”, le conquiste possono essere smontate pezzo dopo pezzo. Le persone trans sono diventate  bersaglio privilegiato e consolidato di una narrazione che le dipinge come una minaccia, giustificando restrizioni in nome della sicurezza, dello sport o della “tutela delle donne”.

Tra i principali paradossi di questa sentenza, nata da una battaglia per proteggere le donne cisgender, vi è stato il moltiplicarsi di denunce da parte di numerose donne lesbiche additate di essere uomini nei bagni per le donne. 

La crociata contro la cosiddetta “ideologia gender”

Il 2025 ha visto inoltre un fiorire di leggi contro la cosiddetta “propaganda gender”. Norme che colpiscono la scuola, l’informazione, lo spazio pubblico e lo sport. Dall’Ungheria al Kazakistan, fino al dibattito italiano — con proposte che limitano l’educazione alle differenze nelle scuole — il copione è sempre lo stesso.

Emblematico il caso di World Athletics, che ha reintrodotto test genetici sconfessati da qualsiasi evidenza scientifica per determinare l’ammissibilità alle competizioni femminili: pratiche che non si vedevano dai primi anni Duemila e che colpiscono in modo totalmente ingiustificato atlete trans e intersex.

Competizione femminile di atletica. FOTO: BBC

Lo sport, in particolare, si conferma nel 2025 una delle armi preferite dall’internazionale nera, sulla scia della propaganda sulla vicenda Imane Khelif del 2024. Lo dimostra il modo in cui Trump è riuscito a condizionare la FIFA per i mondiali di calcio maschile 2026 e il Comitato Olimpico in vista dei prossimi giochi. Proprio il CIO, potrebbe presto emanare nuove direttive più restrittive contro le atlete trans.

Resistere è possibile: le luci in mezzo al buio

Nonostante tutto, il 2025 non è stato solo un anno di sconfitte. Proprio dagli Stati Uniti sono arrivati alcuni sprazzi positivi con l’elezioni dei sindaci di New York e Miami nell’ultima parte dell’anno.

 

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Un post condiviso da ACT (Against Conversion Therapy) (@act_lgbt)

Nel maggio 2025, la raccolta firme europea ECI, lanciata dal movimento ACT nel 2024, è riuscita nell’impresa di raccogliere oltre 1 milione di firme in tutta Europa, che obbligheranno la Commissione Europea a prendere provvedimenti formali nel 2026 contro le pratiche di conversione, le cosiddette “terapie riparative” (Nel video da Instagram il momento successivo al primo incontro della delegazione ACT con la Commissaria all’Uguaglianza)

L’Italia, grazie all’impegno delle associazioni e della campagna collettiva Meglio a Colori, a contribuito con oltre 60.000 firme tramite SPID validate dal Ministero.

L’Unione Europea

Passi importanti sono stati compiuti inoltre a livello UE con Alessandro Zan, per introdurre l’identità di genere e l’orientamento sessuale sia nella nuova direttiva per le vittime di reato sia nella direttiva contro gli abusi sui minori, dove è stato introdotto anche il concetto di “pratiche di conversione”. 

Alessandro Zan al Parlamento Europeo.

Complessivamente, l’Unione Europea continua a resistere, nonostante le posizioni contro l’Ungheria e nuova strategia LGBTIQ siano apparse morbide e poco ambiziose. La Spagna di Pedro Sanchez si conferma in testa alle classifiche sia in termini di crescita economica che di tutela delle diversità, andando a consolidarsi come modello positivo per tutti i fronti progressisti europei.

Le Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa

Le istituzioni internazionali, seppure visibilmente indebolite dallo scontro politico dell’anno, che ha visto al centro la questione palestinese, si confermano una garanzia. Le Nazioni Unite hanno rinnovato il mandato dell’Esperto indipendente su orientamento sessuale e identità di genere.

 

Il Consiglio d’Europa, invece, ha adottato la prima e a lungo attesa Raccomandazione sui diritti delle persone intersex, che segna un punto di svolta per l’elaborazione concreta di nuove policy di livello nazionale con il lancio della campagna Europe Goes Purple insieme a OII Europe. Unica delusione è stata la rimozione del riferimento alle persone LGBTQIA+ nell’ultima risoluzione sulle persone con disabilità. 

 

Tra le note positive, per quanto di diversa proporzione, va menzionata anche la sentenza dell’Alta Corte Neozelandese, che ha sospeso il divieto dei farmaci sospensivi della pubertà lo scorso 17 dicembre. Un fronte sul quale vedremo certamente sviluppi.

Le sentenze sulle famiglie omogenitoriali

Una manifestazione di Famiglie Arcobaleno durante il 2024 al Pantheon, Roma. FOTO: Gaynet

La Corte di giustizia dell’UE ha imposto il riconoscimento dei matrimoni egualitari celebrati in altri Stati membri, mentre importanti sentenze hanno rafforzato i diritti delle famiglie arcobaleno in Lituania, Italia e Ucraina. Sulla sentenza della Corte Costituzionale del nostro Paese (68/2025), ottenuta grazie all’impegno pluriennale di Famiglie Arcobaleno e Rete Lenford, va detto che si tratta probabilmente del più grande successo giudiziario circa i diritti delle coppie omogenutoriali in Italia dopo le unioni civili, che promuove il concetto di madre intenzionale e consente il riconoscimento alla nascita di figli e figlie nate all’estero  da coppie di donne tramite fecondazione eterologa. Una boccata d’ossigeno in uno scenario che rimane ostile e stigmatizzante circa la genitorialità omosessuale, sulla quale gli effetti a lungo termine dell’approvazione del ddl Varchi nell’ottobre 2024 continuano a promuovere un’immagine criminale delle famiglie arcobaleno.

L’Italia tra violenza, silenzio e minimizzazione

Una delle immagini di Stephano Quinto dopo il pestaggio subito la notte del 1 gennaio 2025. FOTO: Gaynet

Il 2025 si è aperto in Italia con la violentissima aggressione a Stefano e Matteo la notte del 1 gennaio, alla quale seguì una grande risposta di piazza. A quell’episodio ne sono seguiti molti altri, al punto che anche ILGA-Europe ha dedicato un podcast all’Italia circa l’escalation di aggressioni. A distanza di un anno ci ritroviamo con un aumento di episodi omolesbobitransfobici (da 155 a 160 rispetto al 2024), di cui un numero di omicidi (5) mai così alto dal 2016 (omofobia.org). Possiamo dire che ciò che abbiamo avvertito in quel momento è stato ampiamente confermato: la strategia del silenzio istituzionale, che rinuncia a porre qualsiasi freno alla violenza e all’odio. Nemmeno di fronte a un caso giunto alle cronache internazionali è arrivata una parole di solidarietà da parte delle istituzioni nazionali, nemmeno la più scontata. Intanto, proprio all’inizio dell’anno, Marina Terragni, nota per avere negato l’esistenza stessa delle persone trans minori, veniva nominata titolare dell’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza.

Il 17 maggio

Immagine della manifestazione del 17 maggio a Roma, “Vennero a prendere me”. FOTO: Gaynet

Questa strategia è stata messa in atto anche per il 17 maggio, giornata internazionale contro l’omolesbobitransfobia: per il primo anno nessun comunicato di circostanza da parte della Premier, che non si è degnata nemmeno di un copia-incolla dell’anno precedente.

Oltre al silenzio, infine, la minimizzazione dei fatti: “Prendo atto che [VOI] ritenete che ci sia un aumento di queste forme di violenze”, ha detto la Ministra Roccella incontrando Arcigay nel mese di febbraio.

Il movimento ha iniziato a impostare un’importante reazione collettiva, con un’assemblea generale il 29 marzo a Roma e una manifestazione in Piazza per il 17 maggio, “Vennero a Prendere me”, che ha avuto il merito di ricompattare diverse realtà alleate, coinvolgere influencer e mobilitare TG e testate giornalistiche, dando valore alla giornata nel dibattito mediatico.

Di grande valore anche il percorso della prima Marcia Lesbica in Italia, promossa il 26 aprile in concomitanza con la European Lesbian Conference a Roma.

Gli attacchi legislativi in corso

Il Ministro Valditara. FOTO: Il Manifesto

Dopo un’importante stagione di mobilitazione per i Pride, che hanno superato il numero di 60 e hanno supportato in gran parte le mobilitazioni a sostegno del popolo palestinese, è ripreso in modo concentrico l’attacco legislativo. Da un lato il ddl Valditara, approvato il 3 dicembre alla Camera, la nostra versione delle leggi contro la “propaganda LGBT”, che impone il consenso dei genitori per l’educazione sessuo-affettiva a scuola per contrastare la solita “deriva gender”, dall’altro il ddl Schillaci-Roccella, che colpisce le giovani persone trans rendendo di fatto macchinoso e impossibile l’accesso a trattamenti sanitari fondamentali quali la sospensione della pubertà e le terapie ormonali.

Di positivo, va registrato il parziale successo di una mobilitazione trasversale contro il ddl Valditara, che è riuscita a far accantonare i dispositivi previsti dal ddl Sasso, circa le carriere alias e lo sport scolastico, nonché l’emendamento della lega che avrebbe vietato del tutto qualunque intervento educativo fino alle scuole medie.

Il mantra della libertà educativa…

Il 2025 conferma una costante che conoscevamo, ovvero la presenza di un copione ben preciso da parte delle destre estremiste.  Parte di questo copione è il mantra della libertà educativa, un tema abilmente cavalcato a suon di slogan e fiumi di denaro, che tuttavia inizia a mostrare sempre più crepe e contraddizioni. Il suicidio di Paolo Mendico, tra i vari episodi del 2025, ha messo a nudo quanto sia contraddittorio e surreale pensare di affidare l’educazione sessuale e affettiva esclusivamente alle famiglie. La scusa di buttar fuori dalle scuole  gli “attivisti cattivi”, non regge più. Al di là del piano spot di Valditara sull’educazione al rispetto, con una manciata di iniziative occasionali presentate a ridosso del 25 novembre per la giornata contro la violenza sulle donne, è sempre più chiaro quanto sia in gioco il diritto delle giovanissime persone, tutte, di crescere libere da stereotipi e pregiudizi, informate, e con gli strumenti per affrontare, bullismo, abusi in famiglia (sì, proprio in famiglia) e pericoli della rete.

Paolo Mendico. FOTO: Il Fatto Quotidiano

…a senso unico

In altre parole,  nessuno si è mai sognato di rivendicare la libertà di insegnare l’alfabeto al contrario o il creazionismo (ancora). Oppure la libertà di insegnare che le persone nere sono inferiori (ancora).  Non si capisce quindi perché su argomenti consolidati da decenni da OMS e UNESCO (che invece va bene quando premia la cucina italiana) si diventi tutte e tutti esperti per caso. È singolare infine che la libertà educativa funzioni solo a senso unico e non valga per le famiglie che accolgono i propri figli e figlie LGBTQIA+ e i loro percorsi di affermazione di genere da minori. Costoro sarebbero tutti stati accecati dalla furia del “gender”.

Sì, siamo tornati indietro. E ce ne stiamo rendendo conto

In conclusone, se negli anni precedenti avevamo più volte denunciato il rischio concreto di tornare indietro sul fronte legislativo oltre che culturale, possiamo dire che quest’anno abbiamo purtroppo visto con i nostri occhi che questo è possibile.  Ci stiamo anche rendendo conto che servono nuove strategie. Da ricordare, da questo punto di vista, il podcast con la Senatrice USA Sarah McBride pubblicato lo scorso giugno dal giornalista Ezra Klein. 

Immagine pubblicata sul profilo X di Netanyahu. Il premier israeliano ha scritto accanto a questa foto che Trump merita il premio Nobel per la pace. (Fonte: X/@IsraeliPM)

C’è una consapevolezza crescente nella comunità e tra le realtà alleate su cosa voglia dire usare le persone LGBTQIA+ per attaccare la democrazia stessa. Significa promuovere partiti neonazisti, arresti di massa, deportazioni e autocrati che invocano il nobel per la Pace dopo avere messo la parola “guerra” al posto di “difesa” nel proprio ministero, personaggi che parlano di operazioni militari contro il terrorismo per giustificare atti di genocidio. Il tutto senza un briciolo di miglioramento delle condizioni di vita di chi ha poco o troppo poco, ma anzi con un aumento globale delle disuguaglianze.

“La destra ha un preciso playbook che segue alla lettera ovunque la propaganda riesca ad attecchire: anche noi dovremmo imparare gli uni dagli altri a livello transnazionale e costruire il nostro playbook“. Questa una delle riflessioni di Enes Hocaoğulları, durante la conferenza di ILGA-Europe a Vilnius dello scorso ottobre, che costituisce un’altra delle lezioni fondamentali di questo 2025 e anche degli ultimi 15-20 anni, se consideriamo in prospettiva quanto i movimenti reazionari abbiano lavorato in prospettiva e nel lungo termine per arrivare ai risultati di oggi, ad esempio con Agenda Europa e Project 2025.

La propaganda rivelata

La propaganda è nuda, insomma. Volgendo lo sguardo al nostro Paese, la domanda è: per quanto potrà ancora reggere il solito gioco che mostrifica l’agenda LGBT+, rende bersaglio persone e minori trans, criminalizza le famiglie, per coprire i risultati deludenti di un governo inefficace?  La risposta è tutta da scrivere.

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