31 Dicembre 2023

Tempo di lettura: 8min

LGBT+ e politica: 2023 anno di resistenza

Rosario Coco

La crisi negli USA e l’Africa e l’India in controtendenza: Politica internazionale e temi LGBT+ nel 2023

È stato un 2023 difficile per la politica in ambito LGBT+. Un anno di resistenza, che ha visto passi indietro sul piano culturale e dei diritti in Italia e nel mondo, insieme a qualche nota di speranza. 

L’American Civil Liberties Union (ACLU) ha tracciato nel 2023 ben 508 proposte di legge “anti-LGBT+” negli USA, contro le 174 del 2022. Più del doppio. Su 508, 84 sono ufficialmente state approvate. Una parte si concentra sulla negazione dei trattamenti per l’affermazione di genere e in generale dei diritti delle persone trans. Un’altra sulla libertà di espressione nelle scuole, sulla scia della “Don’t say gay bill” in Florida, che nel 2023 è stata estesa anche alle scuole superiori.

Nuove leggi “anti-LGBT” sono state approvate in diversi Paesi africani, un esempio su tutti, l’Uganda. Non solo la nuova legge approvata nel maggio 2023 criminalizza i rapporti omosessuali, ma anche la semplice identificazione come lesbica, gay, bisessuale, transgender. Si tratta di un precedente pericoloso, perché concettualmente nuovo rispetto alle leggi che già conosciamo e incentrato sull’identità, anziché sul rapporto sessuale. 

La Russia di Putin e l’India in controtendenza sulla politica LGBT+

In questo scenario si aggiunge anche la nuova sentenza della Corte Costituzionale russa, che a novembre ha dichiarato fuorilegge il movimento LGBT+ internazionale, un’entità astratta e giuridicamente inesistente. Il provvedimento è un’arma formidabile contro persone LGBTQIA+ e oppositori politici. Giustifica di fatto arresti, vessazioni e atti persecutori contro chiunque possa essere accusato di avere avuto a che fare con le associazioni o anche essere stato in un locale. La Russia di Putin, nel proseguire la sua crociata contro l’occidente e l’Europa dei diritti, si avvicina sempre di più ai Paesi che criminalizzano l’omosessualità.

In controtendenza, va ricordato il processo culturale in atto in India, in cui la maggioranza della popolazione, a pochi anni dalla legalizzazione dei rapporti omosessuali, si dichiara a favore del matrimonio egualitario. Lo scorso ottobre, la Corte Suprema ha decretato che solo il Parlamento può pronunciarsi sul tema. 

Foto: Il Fatto Quotidiano

Politica europea e temi LGBT+ nel 2023: La speranza da Spagna e Polonia

Tra i fatti politici del 2023 che aprono speranze sul piano internazionale e in particolare Europeo c’è sicuramente la frenata della destra di Vox in Spagna, con la successiva formazione del nuovo governo Sanchez, e la vittoria del fronte progressista di Donald Tusk in Polonia, che consente finalmente al Paese di voltare pagina rispetto agli anni delle LGBT-free zones del governo Duda. A questo si aggiungono le prese di posizione del Parlamento Europeo e della Commissione Europea contro la discriminazione delle famiglie omogenitoriali in Italia, sulla quale si è espressa anche la CEDU con la sentenza pubblicata lo scorso agosto, che condanna l’Italia per aver perseguitato Sonia, 4 anni, nata con GPA e  ancora priva di cittadinanza.  

Tra i provvedimenti “guida” in Europa va ricordata la cosiddetta “ley trans” spagnola sull’affermazione di genere. La legge consente il cambio del nome sul documento con un semplice procedimento amministrativo e condanna i trattamenti di conversione. Nel 2023 diversi Paesi hanno infine approvato leggi contro le pratiche di conversione, conosciute come “terapie riparative”, tra i quali Norvegia, Islanda, Cipro. Sempre a livello europeo, il 2023 ha visto il rilancio della campagna internazionale per chiedere alla UE di regolamentare l’intelligenza artificiale e vietare il presunto riconoscimento automatico del genere e dell’orientamento sessuale

L’Italia e la Politica del Governo Meloni. L’attacco contro famiglie

Per l’Italia, il 2023 è stato un anno particolarmente difficile.

All’inizio dell’anno, la circolare di Piantedosi contro la trascrizione degli atti di nascita di bambini e bambine nate con GPA (gestazione per altri), ha innescato l’azione delle prefetture. Dopo l’intervento della prefettura di Milano, siamo poi arrivati al caso emblematico, quello della procura di Padova, che ha impugnato atti di nascita di 33 figli e figlie di coppie omogenitoriali registrati anche sei anni prima.

Successivamente, la Camera ha approvato a giugno il ddl Varchi, che ambisce a rendere universale “il reato di maternità surrogata”. La GPA, già vietata in Italia, viene in altre parole posta sullo stesso piano di pedofilia e genocidio, considerati appunto reati perseguibili anche all’estero. Il danno culturale derivante dalla criminalizzazione di famiglie, figli e figlie non è ancora facile da calcolare. Queste azioni si collocano in un contesto di retorica conservatrice ormai stantia su natalità, famiglia e maternità, che beneficia dello strapotere mediatico della maggioranza.  Poco o nulla di concreto, tuttavia, arriva dal governo in termini di welfare a chi una famiglia la vuole costruire, possibilmente in modo libero e consapevole. 

Nonostante l’attacco culturale delle destre, l’idea di famiglia queer è entrata quest’anno nell’immaginario collettivo, grazie all’attività degli ultimi mesi di vita di Michela Murgia, tra le scomparse più dolorose di quest’anno. L’espressione è entrata a far parte del vocabolario Treccani come neologismo.  

Foto: il Gazzettino

Carriere alias e persone LGBT+ migranti

I partiti di maggioranza continuano la loro lotta imperterrita alla carriera alias e al gender nelle scuole. In questo caso va ricordato un fatto positivo, ovvero il fallimento della proposta di legge in Lombardia contro le carriere alias, bocciata lo scorso ottobre al secondo tentativo nonostante la regione sia governata dal centrodestra. Le associazioni lombarde e milanesi sono riuscite a convincere una parte della maggioranza con un prezioso lavoro di interlocuzione politica. Nel frattempo, anche quest’anno l’Italia si conferma al primo posto in Europa per persone uccise dalla transfobia. 

Non va neanche dimenticato l’attacco alle persone migranti LGBTQIA+. La proposta della LEGA della scorsa primavera, che mira a restringere la possibilità di ottenere asilo per ragioni legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere, giace ancora in Parlamento. Lo scorso 17 maggio è stata approvata la mozione unitaria contro la criminalizzazione dell’omosessualità, proposta dal M5S e sostenuta dal PD e dalle altre opposizioni. Si è trattato di un buon risultato, considerata la ricorrenza della giornata contro l’omolesbobitransfobia e il contesto politico. Tuttavia, i gruppi parlamentari di centrosinistra hanno perso l’occasione nei mesi successivi di incalzare il governo chiedendo la modifica del decreto “Paesi sicuri”. 

Dopo aver condannato con la mozione i Paesi che prevedono il carcere per le persone omosessuali, il centrodestra si è esposto infatti all’evidente incoerenza politica di continuare a considerare alcuni di questi Paesi “sicuri” per il rimpatrio delle persone migranti: Tunisia, Algeria, Marocco, Senegal e Ghana. 

Il Qanon italiano: Vannacci e il suo manifesto

Infine, il 2023 è stato anche l’anno del caso Vannacci, che ha sdoganato una sorta di manifesto di ultradestra italiano simile al Qanon americano. Non vi è ancora notizia di alcun provvedimento disciplinare all’interno delle forze armate. È chiaro, tuttavia, che certe affermazione contenute nel suo libro sono contrarie ai valori costituzionali e dovrebbero portare, per un membro dell’esercito, alla radiazione. Ci si chiede se lo ritroveremo candidato alle prossime europee: probabile. E a destra di Meloni. Intanto il 2023 resta un anno record anche per i femminicidi, con un’escalation proprio negli ultimi due mesi. Al femminicidio di Giulia Cecchettin, nonostante l’imponente mobilitazione che ne è seguita, ne sono purtroppo seguiti molti altri.  

Tra le note positive, non dobbiamo dimenticare che il movimento LGBTQIA+ resta il più numeroso nelle piazze.  Oltre 2 milioni di persone hanno partecipato ai 50 pride di quest’anno, nonostante le polemiche sui patrocini che hanno interessato i Pride di Roma e del Lazio. 

È probabile che il 2024 sarà un anno di resistenza e di lotta simile al 2023, considerato uno scenario internazionale pieno di incertezze. Oltre al conflitto Hamas-Istraele e alla situazione in Ucraina, vanno considerate infatti le elezioni negli Stati Uniti e le elezioni del Parlamento Europeo. 

Foto: Vanity Fair

La sfida politica del movimento LGBT+ dopo il 2023: resistere e fare strategia.

L’attuale fase politica impone al movimento LGBT+ di ritrovare il proprio slancio propositivo, smarcarsi dal “gioco di rimessa” e costruire strategie di lungo termine. È ormai emerso che il movimento internazionale contro i diritti opera a livello globale con obiettivi a lunga scadenza, producendo arretramenti che sembravano impensabili. Ciò che serve, a partire dall’Italia, è spostare l’attenzione sulle nostre rivendicazioni, quelle che nel 2022 sono state consolidate nel manifesto lastradadeidiritti.it. Parafrasando Michela Murgia in uno dei suoi ultimi video, non possiamo più permetterci di perdere tempo, dare patenti di attivismo e fare gatekeeping. Murgia si riferiva al femminismo, ma il discorso si applica perfettamente anche al movimento LGBT+, dove spesso troppe energie si perdono per controversie interne. 

Parallelamente, è necessario proseguire il lavoro di resistenza, nelle piazze e in Parlamento, lavorando in sinergia costante con i gruppi parlamentari. Tra le priorità è necessario seguire i provvedimenti bipartisan in discussione, come la riforma della legge 135/90 sugli interventi per l’HIV/AIDS in Italia. È fondamentale per le opposizioni continuare a dare battaglia nelle Commissioni centimetro per centimetro, provando a intervenire anche su regolamenti, decreti e fonti secondarie. Ogni volta che vengono ritardate le nefandezze proposte della maggioranza, si crea dibattito, escono editoriali, cresce la consapevolezza dell’opinione pubblica.

La strada è in salita, ma le piazze dei Pride, piene di persone giovanissime, ci indicano che è certamente quella giusta. 





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