31 Ottobre 2026
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Distortə 3.0 a Milano: ricerca, lavoro e sport contro la cultura della conversione
Gaynet
Il 28 ottobre, alla Casa dei Diritti di Milano, Distortə 3.0 ha riunito ricerca, attivismo e realtà sportive per discutere gli antidoti alla cultura della devianza e alle pratiche di conversione.
L’incontro, promosso da Gaynet, EDGE e ARCO, si è svolto nell’ambito di Better in Colour, Better in Sports e della campagna Meglio a Colori, con EGLSF, ACT – Against Conversion Therapy ed EPOA come partner. Ha partecipato anche l’ufficio Outsport di AiCS, che contribuisce alla disseminazione dell’iniziativa. Il progetto è stato finanziato dal programma Connecting Spheres di Oxfam Italia, con il contributo dell’Unione europea.
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Ricerca e buone pratiche per le città
Dopo i saluti delle realtà promotrici, Rosario Coco, presidente di Gaynet, e Andrea Giuliano, dell’ufficio Outsport e del team di esperti del progetto, hanno presentato la ricerca Better in Colour, Better in Sports. Nel campione di persone LGBTQIA+ raggiunte agli EuroGames, il dato sui tentativi di modifica dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere, confrontato con la rilevazione FRA, è risultato pari al 40%, contro il 24% del campione europeo. Un confronto tra campioni diversi, che ha richiamato l’attenzione sulla diffusione e sul riconoscimento del fenomeno.

Per oltre la metà dei partecipante – dato cruciale – lo sport inclusivo ha avuto un ruolo fondamentale nel proprio percorso di consapevolezza e affermazione. La presentazione ha illustrato anche le buone pratiche raccolte durante il progetto e l’adesione delle città con la campagna Play in Colour, indicando nella collaborazione tra associazioni e amministrazioni locali una strada per tradurre la ricerca in azioni.
“Guarire dall’omosessualità” ieri e oggi

Nell’intervista condotta da Eugenia Nicolosi, giornalista di Repubblica, Roberto Dartenuc, presidente di ARCO, ha offerto uno sguardo storico sul concetto di “guarigione” e sulle trasformazioni del movimento LGBTQIA+. La sua riflessione ha richiamato una realtà ancora attuale: prima ancora della pretesa di “curare” le persone omosessuali, ha denunciato il persistere della volontà di eliminarle, cacciarle di casa o ignorarle. Una parte della società, ha osservato, è rimasta al passaggio precedente: il riconoscimento stesso della loro esistenza.
Microaggressioni e cura dei luoghi di lavoro
Maria Silvia Spinelli, vicepresidente di EDGE, ha presentato WISE, la ricerca europea promossa da EDGE ed EBPN sulle microaggressioni, il linguaggio e il benessere sul lavoro, suscitando grande interesse. Lo studio, con 3.069 rispondenti in cinque Paesi, ha rilevato microaggressioni anche in contesti formalmente inclusivi e associazioni tra linguaggio, ansia e benessere.

Spinelli ha sottolineato quanto questo terreno fosse difficile da riconoscere: anche persone che avevano subito microaggressioni dichiaravano di non sentirsi discriminate. Il confronto ha quindi portato l’attenzione sulle risposte concrete: misurare le esperienze, formare chi gestisce le persone e adottare politiche esplicite per rendere gli ambienti di lavoro sicuri e accoglienti.

Milano e la rete internazionale dello sport inclusivo
Michele Mommi, project coordinator di EGLSF, ha intervistato Massimo Rebellato, presidente di Pride Sport Milano. Il dialogo ha raccontato le attività delle realtà sportive cittadine e i rapporti con il territorio, esplorando la prospettiva internazionale di Milano nello sport LGBTQIA+. Sono state approfondite le opportunità offerte da EGLSF attraverso il supporto alle associazioni, lo scambio di esperienze e l’accesso a una rete internazionale.

Sport inclusivo e servizi territoriali
La sessione conclusiva ha coinvolto Carlo Scovino, Roberto Muzzetta della segreteria nazionale di Arcigay e Claudio Zurlo di Gay Volley Milano. Il confronto ha esplorato il possibile contributo dello sport LGBTQIA+ e inclusivo ai percorsi di salute mentale e riabilitazione.

È stato richiamato l’impiego già in essere dello sport nei percorsi riabilitativi e discusso il valore aggiunto di spazi attenti ai pregiudizi, alle discriminazioni e all’inclusione intersezionale. Luoghi capaci di accogliere le persone LGBTQIA+ e, più in generale, chi ha bisogno di ricostruire fiducia, relazioni e benessere.
È emerso chiaramente il valore prezioso dello sport inclusivo come spazio di empowerment, autoaffermazione e riabilitazione a seguito di vissuti complessi e/o discriminatori, un potenziale che va oltre le persone LGBTQIA+ e può essere di beneficio a diverse soggettività, in collaborazione con diversi servizi, competenze e professionalità.
Da qui la proposta di Carlo Scovino e Pride Sport Milano: promuovere un corso di formazione presso le strutture ospedaliere della città, come primo passo verso una collaborazione concreta tra associazioni sportive e servizi territoriali.
Numerosi interventi dal pubblico hanno accompagnato l’intero pomeriggio, rendendo il confronto partecipato. Tra le persone presenti anche Anna Maria Fisichella, vicepresidente di Agedo nazionale.





