20 Maggio 2026

Tempo di lettura: 7min

Dieci anni di Unioni Civili: la riflessione nell’ambito del progetto su sport e pratiche di conversione

Gaynet

Alla Sapienza il confronto promosso da Gaynet e CUG per i 10 anni dalle Unioni Civili: presentati i risultati della ricerca “Better in Colour” e la proposta di legge contro le pratiche di conversione

A dieci anni dall’approvazione della legge sulle unioni civili, il riconoscimento ottenuto nel 2016 resta una conquista storica, ma non può più, come ha affermato la stessa Monica Cirinnà, rappresentare il punto di arrivo dell’agenda italiana sui diritti LGBTQIA+. È questo il messaggio emerso dal convegno “Le sfide arcobaleno a 10 anni dalle unioni civili”, svoltosi l’11 maggio 2026 all’Università Sapienza di Roma, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico, della politica e della società civile.

L’iniziativa, promossa  lunedì 11 maggio da Gaynet e dal CUG Sapienza, è stata realizzata nell’ambito del progetto europeo “Better in Colour, Better in Sports”, sviluppato con la European Gay and Lesbian Sport Federation – EGLSF e ACT – Against Conversion Therapy, all’interno del programma Connecting Spheres di Oxfam Italia, finanziato dall’Unione europea.

La ricorrenza ha permesso di ripercorrere i risultati raggiunti, ma soprattutto di mettere a fuoco ciò che è rimasto incompiuto: il pieno riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, l’accesso paritario alla genitorialità, una legge contro i crimini e i discorsi d’odio, la tutela delle persone trans e dei minori e il contrasto alle pratiche di conversione.

Una conquista storica che oggi deve essere superata

Le unioni civili hanno interrotto un ritardo legislativo durato decenni, ma la loro approvazione non è stata seguita da un percorso coerente di avanzamento. Lo stralcio della stepchild adoption, il fallimento del ddl Zan e il perdurare di un vuoto normativo sulle famiglie hanno lasciato alla magistratura il compito di intervenire, caso per caso, per riconoscere diritti che la politica non è ancora riuscita a garantire pienamente.

Nel corso del confronto, Monica Cirinnà, relatrice della legge 76/2016, ha proposto di andare oltre la stessa normativa che porta il suo nome, attraverso una riforma complessiva del diritto di famiglia e la creazione di un istituto giuridico unitario, capace di riconoscere tutte le formazioni familiari senza gerarchie e di assicurare pari accesso ai percorsi di genitorialità e alla procreazione medicalmente assistita.

I dieci anni dalle unioni civili sono diventati così non soltanto l’occasione per celebrare una battaglia del passato, ma un momento per costruire le prossime sfide. Tra queste, il contrasto alle pratiche che tentano di modificare, reprimere o negare l’orientamento sessuale, l’identità di genere e l’espressione di genere delle persone.

“Better in Colour”: i dati sulle pratiche di conversione

Un contributo centrale è arrivato dal professor Roberto Baiocco, ordinario di Psicologia dello sviluppo alla Sapienza, che ha presentato i risultati della ricerca realizzata con la professoressa Jessica Pistella nell’ambito di “Better in Colour, Better in Sports”.

Le pratiche di conversione comprendono un insieme molto diversificato di interventi, pressioni e comportamenti diretti a modificare o reprimere un’identità LGBTQIA+ o un’espressione di genere non conforme. Possono manifestarsi attraverso trattamenti psicologici o psichiatrici, condizionamenti comportamentali, interventi religiosi, minacce, umiliazioni, violenze e pressioni familiari o sociali.

La ricerca ha coinvolto 527 persone LGBTQIA+, incontrate in occasione degli EuroGames di Lione 2025. Il 43% ha riferito almeno un tentativo diretto a cambiare, scoraggiare o reprimere il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere; il 10% ne ha indicati almeno due e circa il 7% tra tre e cinque.

È importante distinguere questo dato più ampio dalle esperienze riconosciute direttamente come percorsi di conversione: il 4% delle persone partecipanti ha dichiarato di averne subita una, mentre il 16% conosce almeno una persona che ne ha fatto esperienza. Un ulteriore 11% non è stato in grado di stabilire con certezza se le pressioni subite rientrassero nella definizione, mostrando quanto frequentemente questi interventi possano essere mascherati da forme di presunto “aiuto”, educazione o sostegno.

Le esperienze cominciano spesso molto presto: nel 65% dei casi durante la preadolescenza o l’adolescenza e nel 10% già nell’infanzia. In alcuni casi possono protrarsi per più di tre anni. I contesti coinvolti sono molteplici e spesso sovrapposti: famiglie, reti amicali, istituzioni religiose e studi di professionisti della salute mentale. Le persone trans e non binarie e quelle appartenenti a gruppi etnici minorizzati risultano particolarmente esposte.

La proposta di legge “Meglio a Colori”

L’avvocato Antonio Rotelli ha presentato la proposta di legge elaborata dalla campagna Meglio a Colori, con il supporto di Vincenzo Miri di Rete Lenford, per tutelare il diritto all’affermazione dell’orientamento sessuale, dell’identità e dell’espressione di genere.

La proposta parte dal principio che queste dimensioni costituiscano componenti irrinunciabili della personalità e che ogni tentativo di modificarle, reprimerle o negarle violi la dignità e il diritto all’uguaglianza della persona. Il testo prevede strumenti penali, civili e deontologici, intervenendo anche sulla promozione commerciale di servizi presentati impropriamente come trattamenti terapeutici.

Uno degli aspetti decisivi è la chiara esclusione dal divieto dei percorsi volontari di esplorazione, sostegno e affermazione di genere. Il contrasto alle pratiche di conversione non limita quindi l’autodeterminazione personale o l’assistenza sanitaria alle persone trans: al contrario, interviene quando un soggetto esterno tenta di imporre un’identità ritenuta socialmente preferibile, partendo dal presupposto discriminatorio che essere eterosessuali o cisgender sia meglio che essere LGBTQIA+.

La posizione dell’Associazione Italiana di Psicologia

Su questo punto è intervenuto anche Sergio Salvatore, presidente dell’Associazione Italiana di Psicologia, portando nel confronto la posizione assunta dall’AIP sulla proposta di legge.

Il contributo dell’Associazione ha chiarito innanzitutto l’opportunità di parlare di “pratiche” e non di “terapie” di conversione, poiché questi interventi non possiedono alcun fondamento terapeutico. Soprattutto, ha precisato la differenza tra i tentativi finalizzati a predeterminare o reprimere l’identità di una persona e i percorsi psicologici e sanitari che accompagnano l’esplorazione e l’affermazione di genere senza considerare un orientamento sessuale o un’identità preferibili ad altri.

La distinzione è essenziale anche per contrastare le narrazioni che cercano di assimilare impropriamente le cure affermative alle pratiche di conversione. Le prime sostengono il benessere e l’autodeterminazione della persona; le seconde mirano invece a produrre un risultato deciso in anticipo sulla base di un pregiudizio cis-eteronormativo.

Lo sport come spazio di affermazione

Un’ulteriore prospettiva è stata proposta da Martin Muñoz, board member di EGLSF, che ha approfondito le potenzialità dello sport nel contrasto alle pratiche di conversione.

Lo sport può diventare uno spazio nel quale sperimentare appartenenza, relazioni positive e riconoscimento, contribuendo a rafforzare l’autodeterminazione delle persone LGBTQIA+. La ricerca presentata da Baiocco indica tuttavia la necessità di intervenire sugli ambienti sportivi mainstream, affinché siano in grado di offrire livelli di sicurezza e inclusione analoghi a quelli sperimentati negli spazi queer-inclusive, con particolare attenzione agli ostacoli incontrati dalle persone trans e non binarie.

Lo sport non rappresenta dunque soltanto un settore nel quale prevenire discriminazioni e violenze. Può essere parte di una più ampia risposta culturale alle pratiche di conversione: un luogo nel quale nessuna persona debba cambiare o nascondere ciò che è per poter appartenere a una squadra o a una comunità.

Una rete tra accademia, attivismo e società civile

La partecipazione di realtà come Amnesty International e Oxfam, insieme alle numerose associazioni LGBTQIA+, ha confermato la necessità di costruire un’alleanza ampia, capace di tenere insieme ricerca scientifica, competenze giuridiche, mobilitazione sociale e confronto politico. Al convegno hanno preso parte, tra le altre, rappresentanti di Arcigay, Famiglie Arcobaleno, Circolo Mario Mieli, MIT, Italia Trans Agenda, Tenda di Gionata, Agedo, Rete Lenford e delle organizzazioni che aderiscono alla campagna Meglio a Colori.

A dieci anni dalle unioni civili, il bilancio non può quindi limitarsi a misurare la distanza percorsa. Deve servire a indicare quella ancora da affrontare. La prossima fase richiede una riforma piena del diritto di famiglia, tutele contro l’odio e le discriminazioni, protezione dell’autodeterminazione delle persone trans e una legge nazionale che riconosca e vieti le pratiche di conversione in ogni contesto nel quale possono manifestarsi.

La conquista del 2016 ha aperto una porta. La sfida di oggi è attraversarla definitivamente, costruendo un sistema di diritti nel quale nessuna famiglia sia considerata inferiore e nessuna persona sia sottoposta a pressioni per diventare diversa da ciò che è.

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