25 Novembre 2025

Tempo di lettura: 3min

Violenza di genere, record del Governo tra bufale e disinformazione

Rosario Coco

Le dichiarazioni di Roccella e Nordio

Ricorderemo questa giornata internazionale contro la violenza di genere per la mole di disinformazione e distorsione dei fatti che il nostro Governo ha messo in campo. Pochi giorni fa, ai margini della conferenza istituzionale di alto livello contro il Femminicidio di pochi giorni fa a Roma, la ministra Roccella ci racconta che i Paesi che hanno promosso l’educazione sesso-affettiva (tutta Europa, per inciso), hanno visto un aumento delle violenze e dei femminicidi. L’esempio sarebbe la Svezia. 

In realtà l’educazione sesso-affettiva produce un significativo miglioramento della capacità di avviare e mantenere relazioni positive, gestire i conflitti, comunicare efficacemente, e una riduzione degli episodi di violenza sessuale tra pari. Lo rileva la  meta-analisi pubblicata nel 2023, che analizza gli effetti dell’educazione sessuale e affettiva su un totale di più di cinquantamila ragazzi e ragazze di età compresa tra 10 e 19 anni, negli Stati Uniti, in Europa e in Asia (vedi la citazione sotto) 

A peggiorare la situazione ci si è messo pure il Ministro Nordio, che ha parlato di aggressività degli uomini come parte del loro codice genetico. Detto in altre parole, non ci si può fare molto se non metterli in galera quando capita.

Il paradosso nordico sulla violenza di genere

La questione, tralasciando chi prova a riesumare teorie essenzialiste del secolo scorso, è invece profondamente culturale. Una ricerca condotta nel 2024 proprio in Svezia, inoltre, mostra che una maggiore autonomia economica e sociale della donna aumenta per lei il rischio di incorrere nella violenza da parte del partner, che percepisce di avere meno potere nei suoi confronti. Un potere, ricordiamo al Ministro della Giustizia, che è radicato nelle aspettative sociali di genere e che non c’entra nulla con il codice genetico. In questo senso, la trasformazione dei rapporti di genere è uno dei fattori che concorrono a spiegare il cosiddetto “paradosso nordico”.

Un altro fattore è la capacità delle vittime di riconoscere la violenza perpetrata nei loro confronti e di chiedere aiuto. I risultati dello stesso studio evidenziano che le donne più consapevoli e più autonome sono più propense a denunciare. Nei Paesi in cui le vittime hanno meno fiducia nelle istituzioni, meno possibilità di chiedere aiuto o dove la ribellione ai soprusi è stigmatizzata, la violenza rimane sommersa, non appare nelle statistiche.

L’inadempienza dell’Italia

In Italia, Valditara ha spacciato il report del ministero dell’Istruzione e del Merito sulle iniziative contro la violenza di genere  come un intervento efficace di prevenzione, dicendo “noi l’educazione affettiva la facciamo”. Peccato che stia presentando una serie di interventi sporadici come un’azione strutturale che l’Italia è rimasta unica tra i fondatori UE a non aver mai messo in campo.

Il modello del Governo contro la violenza di genere è semplice: le donne al posto loro, protette sulla carta dal nuovo reato e dalla solita retorica che ci dice che “la violenza è brutta”. La vera emancipazione, che smonta a uno a uno gli stereotipi e si pone le domande su come vivono ogni giorno le donne rispetto agli uomini, la lasciamo ancora una volta agli altri Paesi.  L’Italia, infatti, è completamente inadempiente nel recepire le linee guida internazionali OMS e UNESCO su educazione sessuale e affettiva. 

I dati

Le conseguenze sono nei dati: il 31,9 % delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni di età ha subito violenza fisica o sessuale (Istat). Secondo l’ultima ricerca ActionAiD, oltre la metà delle donne di ogni generazione si sente insicura negli spazi pubblici, mentre 1 persone su 5 del campione (1801 persone di tutte le età) considera legittimo il controllo della partner in alcune situazioni. Queste sono solo alcune delle questioni da cui partire se si vuole affrontare il tema della violenza di genere alla radice. 

Fonti: 

Scienza in Rete

Kim, E. J., Park, B., Kim, S. K., Park, M. J., Lee, J. Y., Jo, A. R., Kim, M. J., & Shin, H. N. (2023). A Meta-Analysis of the Effects of Comprehensive Sexuality Education Programs on Children and Adolescents. Healthcare, 11(18), 2511. https://doi.org/10.3390/healthcare11182511

Bergvall, S. (2024). Women’s economic empowerment and intimate partner violence. University of Gothenburg, Department of Economics and Statistics, & Centre for Economic Demography, Lund University. 

CONDIVIDI DOVE VUOI

LEGGI ANCHE

  • AIDS, i nuovi dati sulle diagnosi e il progetto We Test

    29 Novembre 2025

  • Matrimonio egualitario, sentenza UE valga anche per l’Italia.

    25 Novembre 2025

  • Tdor 2025, resistiamo contro l’odio globale

    20 Novembre 2025