Giornata mondiale contro l’omolesbobitransfobia 2022

17/05/2022 – GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOFOBIA,
LA LESBOFOBIA, LA BIFOBIA E LA TRANSFOBIA

QUADRO GENERALE

L’Italia al 33esimo posto in Europa, superata anche dalla Lettonia, sul contrasto
ai crimini d’odio
148 denunce penalmente rilevanti da marzo 2021 ad aprile 2022
Diminuisce l’età delle persone che denunciano (il 29% ha tra i 10 e i 20 anni)
Aumentano in proporzione le aggressioni fisiche (58% del totale)
1 persona su 4 unitasi civilmente dichiara che l’omosessualità è causa di
svantaggi sul lavoro
Il 68% delle persone unite civilmente dichiara di non tenere il proprio partner
per mano nei luoghi pubblici

 

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COMUNICATO STAMPA 

OMOFOBIA, GAYNET: DATI DISARMANTI, DESTRA ITALIANA SEGUE PUTIN, VERGOGNA MELONI SU CIRCOLARE MINISTERO

Il 17 maggio si celebra la Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia,  indetta con la risoluzione del Parlamento Europeo del 26 aprile 2007.

La ricorrenza cade a distanza di pochi giorni dalla diffusione del rapporto di Ilga Europe che pone l’Italia al 33esimo posto in relazione ai diritti e alla qualità della vita delle persone LGBTIQ su 49 Paesi tra Europa e Asia. Zero è il punteggio assegnato allo Stivale rispetto alle azioni di contrasto ai crimini d’odio basati su orientamento sessuale e identità di genere. Su questo argomento specifico l’Italia viene superata dalla Lettonia, che ha approvato nell’ultimo anno una legge ad hoc, per quanto parziale. 

Dal rapporto di omofobia.org 2021/22, diffuso in collaborazione con Da’ Voce al Rispetto,  emerge che negli ultimi 12 mesi 148 persone hanno denunciato fatti penalmente rilevanti. Dalla strada all’ambiente domestico: i numeri restituiscono lo spazio pubblico come il più frequente scenario per le violenze. Il 62% denuncia episodi avvenuti per la strada e in luoghi ad alta frequenza di traffico come per esempio le stazioni ferroviarie. Circa l’età, a denunciare maggiormente la fascia dai 21 ai 30 (33%), mentre cresce fino quasi a raddoppiare rispetto all’anno precedente il numero di persone dai 10 ai 20 anni (29%). I più colpiti restano i maschi cis (65%, escludendo gli omicidi) e sono in aumento le donne cis che passano da una media del 17% degli anni passati al 24% negli ultimi 12 mesi. La percentuale di persone trasgender che ha denunciato scende di un punto (passando dal 12% della media all’11% di quest’anno), ciò nonostante le donne trans sono le più colpite da omicidio.

In merito alle differenti tipologie di violenza, si registrano un aumento di aggressioni fisiche, che sono il 58% del totale: sono 38 le persone colpite da aggressioni singole e 43 quelle di aggressioni da branco. Si registra inoltre  una diminuzione del numero dei suicidi. 

Vanno infine sottolineati i dati dell’indagine pubblicata nelle ultime settimane da ISTAT e UNAR.

Il 68% delle persone unite civilmente dichiara di non tenere il proprio partner per mano nei luoghi pubblici e il 26% dichiara che il proprio orientamento sessuale è causa di svantaggi sul lavoro.

Il 40,3% delle persone intervistate riferisce di aver tenuto nascosto il proprio orientamento sessuale (41,5% tra le donne, 39,7% tra gli uomini) e una persona su cinque afferma di aver evitato di frequentare persone dell’ambiente lavorativo nel tempo libero per non rischiare di rivelarlo.

“Di fronte a questo scenario, è semplicemente disarmante che anche per il 17 maggio la destra italiana con Giorgia Meloni in prima fila non perda tempo per confermare la propria linea putiniana sui temi LGBTIQ”. Questo il commento di Rosario Coco, Segretario di Gaynet. “L’attacco alla circolare del Ministero dell’Istruzione, che ha giustamente invitato le scuole a celebrare una ricorrenza istituita dal 2007 dal Parlamento Europeo, conferma una linea anti UE, autoritaria e aggressiva nei confronti delle persone LGBTIQ, che mina la sicurezza e la serenità dell’intera comunità scolastica. Meloni – continua – fa finta di non vedere l’aumento di denunce provenienti dai/dalle più giovani e prosegue il suo delirio contro l’inesistente teoria gender, ignorando quanto ormai acquisito anche dai principali partiti conservatori della Unione Europea. Come evidenziato da ILGA-Europe – continua – la nostra posizione è sempre solitaria, specie se consideriamo l’avanzamento della Lettonia e il fatto che lo stop della legge legge Zan ci lascia tra gli ultimi quattro Paesi UE, Italia, Bulgaria, Polonia e Rep. Ceca, a non avere una norma che consenta di denunciare violenze e discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’ identità di genere al pari dei crimini d’odio di matrice razzista.

In assenza dell’estensione della ex-legge mancino (ora 604 bis e ter del codice penale) – conclude – non è infatti possibile avere dati statisticamente rilevanti da parte delle Forze dell’Ordine sulle aggressioni di matrice omolesbobitransfobica, nonostante la propaganda conservatrice  cerchi di strumentalizzare le informazioni a disposizione dell’OSCAD per sminuire il problema e spostare l’attenzione rispetto ai dati complessivi sul fenomeno resi noti ormai da anni dalle istituzioni nazionali e internazionali”.

 

 

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