15 Marzo 2024

Tempo di lettura: 2min

Valle Aurelia, la sentenza: omofobia come eccesso di velocità. 

Gaynet

 

Dopo tre anni arriva la sentenza sul caso di omofobia subito da Jean Pierre Moreno e dal suo compagno presso la Metro Valle Aurelia di Roma nel febbraio 2021, per un semplice bacio. Le immagini dell’aggressione fecero il giro del mondo, suscitando dibattito a livello internazionale. Oggi la vicenda si chiude con una condanna per lesioni personali, senza alcuna aggravante specifica, che comporta per l’aggressore una multa di 600,00 € più 1000,00 € di risarcimento danni. 

Ignorata l’omofobia come movente

A prescindere dall’entità delle sanzioni, Il caso dimostra come sia praticamente impossibile in Italia riconoscere e punire l’odio omofobico in quanto tale. 

“La sentenza – dichiara l’Avvocata Martina Colomasi di Rete Lenford” non tiene  conto della sproporzione tra il motivo e il reato commesso e non contempla l’aggravante per futili motivi. In assenza di un inquadramento della matrice omofobica tra le fattispecie legate ai reati di istigazione all’odio e alla violenza (ex legge Mancino, 604 bis e ter c.p.), l’aggravante era l’unico modo per ottenere una sentenza che potesse riconoscere almeno in parte la gravità di quanto commesso”.  

Come un eccesso di velocità

“La nostra classe politica dà sempre più ascolto a chi urla al “gender nelle scuole” ogni volta che si prova a prevenire il bullismo e l’odio omotransfobico. Tuttavia, l’Italia resta il Paese in cui l’omofobia, per legge, non esiste, nonostante colpisca una persona ogni due giorni e più di 6 persone LGBTI su 10 in Italia  hanno paura di tenere persi per mano pubblicamente quando sono in coppia (dati FRA)”. Così Rosario Coco Presidente di Gaynet.  “Inoltre – prosegue – questo caso sconfessa definitivamente anche il mantra del ‘le leggi ci sono già’, perché non è stata riconosciuta nemmeno l’aggravante per futili motivi. 

In attesa delle motivazioni della sentenza, è ormai chiaro che un caso di violenza omofobica di risonanza planetaria, è stato trattato come una banale lite per un parcheggio e sanzionato come un eccesso di velocità”. 

Il caso Valle Aurelia e la necessità di una legge sul tema omofobia

“La battaglia delle realtà associative – dichiara Vincenzo Miri, Presidente Rete Lenford – per una giusta legge contro i crimini d’odio omolesbobitransfobici proseguirà fino a quando, come ormai in tutta l’Europa occidentale, anche il nostro sistema giuridico riconoscerà l’orientamento sessuale e l’identità di genere quali caratteristiche essenziali della persona e possibili moventi di istigazione all’odio e alla violenza, così come avviene per etnia, nazionalità e religione”. 

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