Lo scorso 7 febbraio Papa Leone XIV ha incontrato Courage International, organizzazione cattolica che si occupa della pastorale delle persone LGBTQIA+. Questo incontro rischia di rappresentare un passo indietro nel posizionamento della Chiesa sui temi LGBTQIA+ a livello globale, sollevando preoccupazioni tra associazioni e attivisti per i diritti umani.
Courage International: non solo pastorale
Courage non è una semplice realtà pastorale. Sotto la copertura della “castità”, l’organizzazione promuove e legittima le cosiddette terapie riparative o pratiche di conversione, basate sull’idea che l’orientamento sessuale sia un problema da reprimere, controllare o correggere.
Queste pratiche sono state denunciate dalle Nazioni Unite nel 2020 come potenzialmente assimilabili a torture e trattamenti inumani e degradanti.
Pressione internazionale contro le pratiche di conversione
Le terapie di conversione sono oggi sotto esame delle Istituzioni Europee, dopo che oltre un milione di persone in tutta Europa ha firmato l’Iniziativa dei Cittadini Europei promossa da ACT per vietarle definitivamente.
Circa 30 Paesi nel mondo, tra cui i principali Stati europei, hanno già preso provvedimenti per vietare queste pratiche.
Legittimare l’illegittimabile
In questo contesto, incontrare Courage significa legittimare chi va contro il consenso scientifico, contro i diritti umani e contro la dignità delle persone LGBTQIA+.
La richiesta di ILGA World alla Chiesa
Come espresso da ILGA World prima dell’elezione di Papa Leone, il mondo ha bisogno di una Chiesa che:
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Condanni globalmente le pratiche di conversione
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Condanni la criminalizzazione dell’omosessualità nei Paesi in cui ancora oggi decine di Stati puniscono le persone LGBTQIA+ con il carcere, le torture o la pena di morte
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Ponga fine alla retorica del “gender”, riconoscendo la dignità delle persone trans e accogliendo tutte le famiglie
Responsabilità della Chiesa
Le numerose organizzazioni di credenti LGBTQIA+ nel mondo testimoniano che non si può parlare di amore e pace senza assumersi la responsabilità — data la posizione della Chiesa — di centinaia di migliaia di persone, tra le quali molti fedeli, vessati e perseguitati dalle leggi e dalla cultura del proprio Paese, in alcuni casi con il sostegno esplicito di vescovi e cardinali.


