Identità di genere

Identità di genere

Identità di genere

L’identità di genere è “il senso di se stessi, l’unità e la persistenza della propria individualità maschile o femminile o ambivalente (di grado maggiore o minore), particolarmente come esperienza di percezione sessuata di se stessi e del proprio comportamento”

(Money, Ehrhardt, 1972).

Definizione

L’identità di genere è una componente dell’identità umana e si riferisce alla consapevolezza di sé e al senso di appartenenza a un genere (uomo, donna) o a nessuna categoria di genere comunemente riconosciuta.

Al di là di uomo donna

Ci sono molti  termini coi quali si indicano le persone che non si riconoscono nei generi uomo donna.

Non-Binary (non binario) tutte le persone che non si riconoscono nei generi uomo donna e della bonarietà che questi due generi di solito implica (complemterarietà dei generi, subalternità del genere femminile su quello maschile, etc.)

Agender (senza genere) chi non si riconosce in un genere classificabile come femminile o maschile, o che non si identifica con alcuna identità di genere.

Genderqueer (termine ombrello che raggruppa le diverse definizioni identitarie descritte sopra, non rientranti nel binomio femminile/maschile);

genderfluid (quando l’identità di genere è mutevole tra diversi generi).

 

espressione di genere

L’espressione esteriore di questa identità interiore avviene tramite i comportamenti, la scelta dei vestiti, gli atteggiamenti, il linguaggio del corpo, l’acconciatura, il trucco, la lingua, il comportamento, il nome o i pronomi, tutti aspetti e costituiscono l’espressione di genere.
L’espressione di genere di una persona e la sua identità di genere possono coincidere, ma non necessariamente.

 

stereotipi di genere

Le caratteristiche che sono  attribuite al genere maschile  e a quello femminile non dipendono da fatti oggettivi incontrovertibili ma da luoghi comuni e stereotipi e infatti vengono chiamati  stereotipi di genere.
La convinzione che gli uomini sono alti e forti, hanno i capelli corti e amano le automobili mentre le donne sono sensibili, hanno capelli lunghi e amano i bambini sono due classici stereotipi di genere che sono  molto semplicistici,  ipocriti e falsi.

E’ sempre meglio metterli in discussione in modo critico tanto nell’educazione quanto nella società.

 

Ruoli di genere

Lo stesso vale per i ruoli di genere cioè per le aspettative che la società ha riguardo quello che viene ritenuto il comprtamento tipico e appropriato di uomini e donne.  I ruoli di genere costituiscono una visione precisa del posto e dell’importanza che i generi hanno in una società e come per gli stereotipi di genere necessità di una decostruzione critica.

 

il genere

Il genere si riferisce alle rappresentazioni sociali dei sessi biologici, quello che cioè ci aspettiamo da una persona in quanto appartenente al sesso maschile o al sesso femminile.
Questa aspettativa è determinata storicamente ed è suscettibile di cambiare nel tempo e nello spazio.

Questo vuol dire che i modelli di relazione, i ruoli, le aspettative, i vincoli e le opportunità che distinguono i due generi  non sono connaturali ai sessi biologici ma dipendono dalla cultura (in senso antropologico) di una nazione, una popolazione, una etnia.

Relazione tra genere e sesso biologico

La maggior parte delle persone ha un’identità di genere coerente con il sesso loro assegnato alla nascita.
In questo caso si parla di persone cisgenere (cisgender).

Ci sono persone che non si identificano del tutto o per niente con il sesso loro assegnato in questo caso si parla di persone transgenere  (transgender).

 

Genere di elezione e transizione

Alcune persone trans decidono di fare una transizione sociale, fisica o medica verso il genere di elezione perché vogliono vivere ed essere riconosciute nella loro identità di genere.

Ci sono molti modi per effettuare una transizione,  scegliendo un nome e/​o un pronome adatto, intervenendo sul  proprio aspetto (acconciatura, abbigliamento, trucco, accessori, ecc.), la propria gestualità. Si può ricorrere a misure legali (cambio  del nome e/​o del sesso sul documento di indentità) o a misure mediche (trattamento ormonale e/​o operazioni chirurgiche).

Non vi è nessun obbligo né un solo modello di transizione. E’ prerogativa di ogni persona  trovare ciò di cui ha più bisogno per sentirsi a proprio agio con il proprio genere e il proprio corpo.

Genere come modello di comportamento

Prima del suo lavoro, il termine era usato principalmente per le categorie grammaticali.

 

Studi di genere

Tuttavia, il significato corrente della parola non è diventato molto diffuso fino agli anni settanta, quando  alcune autrici femministe come Gayle Rubin hanno studiato le differenze tra sesso biologico e costruzione sociale del genere inaugurando gli studi di genere (Gender Studies).
Oggi la distinzione è comunemente impiegata nelle scienze sociali e nei documenti  dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Se le scienze sociali hanno sempre considerato il  genere come  costrutto sociale, oggi le neuroscienze stanno indagando con esiti vari se ci sono effettive differenze biologiche che possono influenzare lo sviluppo del genere negli esseri umani.

 

Identità dii genere: riferimenti giuridici

A livello internazionale, il diritto all’identità di genere è garantito da diverse sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla Convenzione di Istanbul, ratificata dall’Italia nel 2013. 

Direttiva 2011/95/UE

L’espressione “identità di genere” è entrata definitivamente nel nostro ordinamento con la Direttiva 2011/95/UE che l’ha riconosciuta come uno dei motivi di persecuzione, soprattutto nel caso in cui ci sia  un contrasto tra i dati anagrafici e l’espressione di genere di una determinata persona.

 

recepimento nell’ordinamento italiano

Questa direttiva è stata  recepita con il D.Lgs. n. 18 del 2014, che nell’attribuzione della qualifica di rifugiato,  individua tra i motivi di persecuzione (art. 8) anche l’identità di genere.

 

ordinamento penitenziario

Dal 2018  l’ordinamento penitenziario annovera l’espressione identità di genere , unitamente all’espressione “orientamento sessuale”.

Corte costituzionale

La Corte costituzionale con la sentenza n. 221 del 2015, in riferimento alla rettifica anagrafica dell’attribuzione di sesso, ha affermato che il «diritto all’identità di genere» è «elemento costitutivo del diritto all’identità personale, rientrante a pieno titolo nell’ambito dei diritti fondamentali della persona».
La Corte è tornata sull’argomento nel 2017 con la sentenza n. 180 del 2017 ribadendo che  “va ancora una volta rilevato come l’aspirazione del singolo alla corrispondenza del sesso attribuitogli nei registri anagrafici, al momento della nascita, con quello soggettivamente percepito e vissuto costituisca senz’altro espressione del diritto al riconoscimento dell’identità di genere”. 

 

Decreto infrastrutture

Nel novembre 2021, subito dopo il voto negativo in senato sul ddl Zan, l’espressione identità di genere è comparsa nella conversione a legge del decreto n. 121 del  10 settembre 2021
(Decreto Infrastrutture). Il decreto  prevede “il divieto di pubblicità che propongano messaggi sessisti o violenti o stereotipi di genere offensivi o messaggi lesivi del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici, del credo religioso, dell’appartenenza etnica oppure discriminatori con riferimento all’orientamento sessuale, all’identità di genere, alle abilità fisiche e psichiche”.