29 Agosto 2025
Tempo di lettura: 6min
“Phica” e “Mia Moglie” mettono alla berlina l’educazione sessuale familista di Valditara e Sasso
Rosario Coco
Il Disegno di legge Valditara e la retorica familista: cosa c’entra il caso “Phica”
Valditara porta avanti un Disegno di legge per “restituire” alle famiglie il primato sull’educazione sessuale: una retorica che si schianta, oggi più che mai, di fronte ai casi delle piattaforme “Mia Moglie” e “Phica”, dove decine di migliaia di utenti, tutti uomini, condividevano foto di mogli, sorelle e figlie senza alcun consenso dandole in pasto a qualsiasi tipo di commento sessuale. Tra di loro, persone che hanno condiviso anche le foto di Meloni, Schlein e altre figure politiche, ci sono quei genitori che secondo Valditara dovrebbero autorizzare i programmi di educazione sessuale e addirittura vagliarne i materiali, perché il Disegno di legge pone una fiducia cieca quanto surreale nella famiglia. Solo ed esclusivamente per l’educazione sessuale.
“Mia Moglie e “Phica”: emerge il sottobosco del maschilismo tossico

In pochi giorni i casi dei gruppi “Mia Moglie” e del sito “Phica” hanno sconvolto l’opinione pubblica italiana, almeno sulla carta, portando alla luce un sottobosco di comportamenti sessuali online che oggettificano e umiliano le donne e mettono in luce in tutta la sua urgenza al questione culturale di genere nel Paese e del predominio del maschile in ambito sessuale.
Queste piattaforme rispondono a una serie di curiosità e pratiche sessuali abbastanza note (voyeurismo, scambiamo etc..), dando però la possibilità all’utenza di evitare il consenso delle persone coinvolte. Questo le rende luoghi di abuso, violenza e violazione della privacy, un diritto molto difficile da difendere in quanto è quasi impossibile ottenere la completa cancellazione dei contenuti dalla rete. Le conseguenze psicologiche e sociali di quanto avviene sono devastanti e difficilmente quantificabili.
Ci si confronta inoltre con qualcosa che già conoscevamo, che appartiene alla cultura di matrice americana Incel, un’ideologia maschilista che, tra i suoi assiomi fondamentali, colpevolizza le donne per la loro emancipazione e per il fatto di non essere più disposte a fare sesso con gli uomini.
Emergenza globale
Complessivamente, emerge un quadro di emergenze glabale frutto di almeno tre fattori combinati tra loro, l’evoluzione rapidissima di strumenti come la rete, il costante processo di emancipazione femminile, il permanere di un’idea di sessualità più o meno latente ancora fondata su potere, possesso e performatività – potremmo chiamarle le 3 P – da parte del genere maschile, che continua ad esistere e a proliferare nonostante i passi avanti circa la parità di genere sul piano normativo degli ultimi 50 anni e che oggi si nutre, inoltre, proprio di uno spirito reazionario nei confronti di questi progressi.
Di fronte a questo scenario di enorme complessità, sintetizzato qui in poche e non esaustive righe, i casi dell’ultima settimana costituiscono, semmai ce ne fosse stato bisogno, la pietra tombale a qualsiasi argomentazione logica a sostegno della retorica familista sull’educazione sessuale portata avanti dal Disegno di legge voluto da Valditara, che individua famiglie e genitori come i principali – se non gli unici – soggetti responsabili dell’educazione sessuale e affettiva.
Cosa dice il Disegno di legge Valditara
Recita il Disegno di legge all’art. 1:
Le istituzioni scolastiche sono tenute a richiedere il consenso informato preventivo dei genitori ovvero degli studenti, se maggiorenni, per la partecipazione a eventuali attività che riguardino tematiche dell’ambito della sessualità, nonché ad acquisire tale consenso previa messa a disposizione, per opportuna visione, del materiale didattico che si intende utilizzare per le attività medesime.
Questo Disegno (Disposizioni in materia di consenso informato in ambito scolastico C.2423) insieme alle proposte Sasso C.2278, e Amorese C. 2271, di fatto interviene sull’autonomia scolastica e sulla libertà della comunità educante, introducendo un controllo politico su ciò che può o non può essere detto e discusso a scuola e importando un’idea di consenso informato che appartiene a un ambito totalmente diverso come quello sanitario.
L’educazione sessuale e affettiva e il ritardo dell’Italia
Si parte innanzitutto dal presupposto che l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole sia e rimanga una attività extracurriculare, non obbligatoria, la cui introduzione viene dunque lasciata alla discrezionalità dei singoli docenti e Dirigenti scolastici che vengono chiamati a formarsi e/o eventualmente ad individuare progetti ed esperti esterni che integrino l’offerta formativa.
Ricordiamo che gli unici Paesi che ad oggi non prevedono l’obbligatorietà dell’educazione sessuale ed affettiva all’interno del curriculum scolastico sono Ungheria, Bulgaria, Romania, Cipro, Lituania e Polonia.
Questi sono gli stessi Paesi che criticano l’adesione dell’UE alla Convenzione di Istanbul, che si pone l’obiettivo della prevenzione e del contrasto alla violenza contro le donne e della violenza domestica.
L’autonomia scolastica e l’eccezione sulla sessualità.
Su qualsiasi disciplina, la scuola dell’autonomia ha infatti il potere di scegliere programmi e metodi didattici potenzialmente in contrasto con gli indirizzi educativi adottati dalla famiglia, basti pensare a specifiche discipline come la storia, la filosofia, l’educazione civica, le scienze.
Cosa succederà quando una famiglia chiederà che il proprio figlio non partecipi alle iniziative per la Giornata della Memoria del 27 gennaio? istituiremo il consenso informato anche per quello?
O cosa succederà quando una famiglia chiederà che il proprio figlio sia messo in un’altra classe per via della presenza un compagno o una compagna che avevano chiesto l’alias? Non ci sorprenderemmo se il terrorismo culturale della proposta Sasso contro le persone trans e non-binarie nelle scuole portasse a questo.
Prima dei fatti degli ultimi giorni, era già chiaro quanto questo “familismo educativo” facesse acqua da tutte le parti: i dati della Fondazione Libellula sulla consapevolezza delle giovani generazioni in materia di sessualità, l’aumento costante dei femminicidi, gli ultimi dati su maltrattamenti e abusi nei confronti dei minori, che avvengono nell’87% dei casi in famiglia (Garante dell’Infanzia 2025). Ne parla in modo approfondito da tempo la campagna Italy Needs Sex Education.
L’accesso ai contenuti in rete
Inoltre, va ricordato come ormai dall’infanzia qualunque giovane ha accesso alla rete e a qualsiasi tipo di contenuto e informazione di natura sessuale, nella maggior parte dei casi distorte, non equilibrate, irrealistiche e foriere di una visione spesso performativa e anche violenta dei comportamenti sessuali e delle relazioni interpersonali. Tra questi contenuti ci sono, anzi c’erano fino a pochi giorni fa, anche i gruppi “Mia Moglie” e “Phica”.
“Phica”, “Mia Moglie” il ddl Valditara: una risposta imbarazzante a un’emergenza globale di misoginia, odio sessista e maschilismo tossico
Come dice Massimo Prearo coordinatore scientifico del Centro di
ricerca PoliTeSse dell’Università di Verona, ”dietro la retorica della tutela della libertà e del primato educativo dei genitori, si cela un disegno più ampio: vietare l’espressione laica e democratica della diversità a scuola; silenziare la complessità dell’esperienza umana anche rispetto al genere e alla sessualità e imporre un modello identitario fondato sul rigido binarismo di genere e sull’eterosessualità obbligatoria.”
Un modello che trova nelle piattaforme “Mia moglie”, “Phica” e nelle molte altre che stanno nascendo in queste ore in sostituzione, un fulgido esempio di realizzazione pratica.
Insomma, nonostante le raccomandazioni dell’UE e le indicazioni dell’OMS e dell’UNESCO sulla necessità di introdurre l’obbligo dell’educazione sessuale e affettiva fin dalla scuola primaria e degli effetti benefici che questa comporta, ci troveremo nei prossimi mesi a contrastare un Disegno di legge che va nella direzione opposta e che costituisce la risposta più miope e imbarazzante che il Governo italiano possa dare all’emergenza di sessismo, odio misogino e maschilismo tossico giunta in questi giorni agli onori delle cronache.







